La madonnina del pescatore, chef Moreno Cedroni

prima del Molise, meta della nostra settimana di mare, abbiamo fatto tappa nelle Marche, nel ristorante due stelle Michelin a Senigallia del noto chef Moreno Cedroni. Il locale si affaccia sul lungomare, noi abbiamo cenato nella sala interna

come sempre in questi casi, avevamo studiato prima i vari menu. La scelta familiare è caduta su Mariella

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pane e grissini, raccontati negli ingredienti e nella lavorazione, sono arrivati con un gustoso olio

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e poi siamo partiti con Margarita ghiacciato e un morbido “panino” farcito. Contrasti di temperature, consistenze e sapori perfettamente riusciti. Precisazione che faccio sempre: non sono una critica gastronomica; l’articolo non ha pretese in tal senso, ma vuole semplicemente raccontare le mie sensazioni

per il percorso di 8 crudi sushi & susci, che ho scelto come immagine in evidenza, ci sono state portate delle originali posate lunghe – una commistione con le bacchette. Si inizia con l’ostrica – che non amo molto ma ho assaggiato lo stesso – e si continua con sapori sublimi, tra capasanta, sgombro e tonno rosso, solo per citarne alcuni

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le mazzancolle sono appoggiate su listarelle di porro. La cipolla viene aggiunta al centro sotto forma di granita, sopra dei cubetti di anguria. Tra tutti i piatti quello che mi ha colpito di meno. Stiamo sempre parlando di eccellenze, è un gioco fare una classifica personale

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a proposito: al primo posto metto senza esitazioni le penne (nel menu è precisato che sono rigate, chissà se era così anche pre Covid, prima che le penne lisce avessero il loro momento di notorietà, o semplicemente perché si qualifica il formato di un noto pastificio) burro ai ricci di mare, erbe spontanee e seppia ai carboni. Le capesante essicate arrivano sotto forma di stelle da sbriciolare sulla pasta. Come posate una pinza e una spatolina. La pinza, che abitualmente si usa solo in cucina, costringe a una lenta degustazione – anche se nel mio caso non sarebbe necessario essendo io una lumaca a tavola. Con il passare del tempo la temperatura cambia e il piatto evolve, rimanendo però perfetto fino all’ultimo boccone

io e la ragazza ci siamo poi divise anguilla alla brace e baccalà, entrambi ottimi con una leggera preferenza per la prima, mentre il marito ha chiesto una variante – il piccione – dal menu Luca e Moreno, in 4 modi diversi

come pre-dessert una granita al gin con pezzetti di cetriolo. Sono poche le cose che non amo mangiare. Sicuramente l’aglio che detesto proprio e l’anguria (che ho trovato qui e anche da Romito recentemente), i cetrioli sia freschi che sott’aceto, l’ostrica citata prima, l’anice che arriverà dopo, la liquirizia e la trippa. Non avendo allergie e nemmeno intolleranze assaggio comunque tutto e devo dire che in questo caso l’accostamento ha funzionato bene per spezzare

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abbiamo provato entrambi i dessert, la “millefoglie” e la tatin, stravolta rispetto alla classica versione di torta capovolta con mele caramellate. Nulla a che vedere ovviamente con l’ospedaliera mela cotta – anche se comunque a me e soprattutto alla ragazza la mela cotta piace, non la viviamo come punitiva

per concludere gelatine e cioccolatini raccontati su episodi di Alice nel paese delle meraviglie e un digestivo anice e gianduia, un altro azzardo teorico per me, ma superato

non essendo grandi esperti di vini, in queste situazioni ci affidiamo alla proposta di abbinamenti. Siamo partiti con un Riesling austriaco 2017 che ci è piaciuto particolarmente, poi Pinot grigio alsaziano Gruss, Stella Flora 2014, un bianco marchigiano macerato sulle bucce per anguilla e baccalà (troppo particolare per i miei gusti), Dorico Moroder rosso 2015 per il piccione, un Riesling Mosella per la Tatin e il Passito di Pantelleria Donnafugata Ben Rye 2017 per la millefoglie, che già conoscevamo e apprezzavamo

la cena ha superato di molto le mie aspettative, non solo per il cibo. Il servizio è in linea con le due stelle Michelin, ma con un tocco di calore in più. Cerco di spiegarmi. A volte la professionalità porta a una sorta di rigidità. Prendo esempi recenti. Al Seta di Milano (due stelle) o al Reale di Romito (tre) si rischia quasi di sentirsi a disagio, si è portati a sussurrare per non rompere l’atmosfera ovattata. Alla Madonnina il personale di sala non è solo giovanissimo come spesso accade in altri casi e si “avvicina” al cliente. Faccio due esempi tra tanti. Mi segno sempre sul cellulare i vini, la gentilissima sommelier mi ha chiesto se volevo fotografare l’etichetta per comodità (mai accaduto prima). O ancora: nel percorso degli 8 crudi avevamo un dubbio sul terzo, ho chiesto che mi venisse rispiegato ed è stato fatto con estrema gentilezza ma anche con quel tocco di ironia per la mia dimenticanza. La signora Mariella si aggira con discrezione in sala e si è fermata a parlare con noi alla fine del pasto. Anche lo chef è passato a salutare e a scambiare due parole

insomma, senza nulla togliere agli altri eccellenti ristoranti stellati e non già provati, la cena alla Madonnina è stata un’esperienza straordinaria!

http://www.morenocedroni.it/

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