Come fare delle belle foto di cibo con il cellulare (masterclass con Davide Oldani)

fotografo ogni giorno il cibo, quello che cucino io, in pausa pranzo, quando usciamo la sera o nel fine settimana. Lo faccio in maniera più sistematica da quando ho questo blog, ma mi sono resa conto andando a scavare nei miei archivi che lo facevo già prima. A volte è anche un modo per condividere in tempo reale con chi non c’è – marito e figlia – quello che sto mangiando, e poi faccio le recensioni su TripAdvisor

da tempo mi sono resa conto che è una mania collettiva, l’importante è che non diventi un’ossessione: al ristorante si va prima di tutto per mangiare, per apprezzare il cibo! nell’ambito della Milano Food Week ieri ho partecipato ad un incontro molto interessante alla Samsung Smart Home, la “Food Shooting Academy” con lo chef Davide Oldani e il fotografo Andrea Fongo

lo chef ha preparato tre piatti; è partito con “nage”, sgombro su un letto di bisque: ci ha raccontato come prepara lo sgombro per arrivare alla giusta consistenza, lasciandolo in sale e zucchero per circa 24 ore, l’importanza delle salse in cucina, ricordando Escoffier, e l’aggiunta di una nota amara data dal radicchio

il fotografo ci ha illustrato come fare una foto del piatto usando la funzione “cibo” valorizzando un dettaglio, in questo caso la carota tagliata a fiore, un richiamo agli anni ’80. Grazie all’aiuto di due food stylist, il fotografo è passato alla foto di un set con le componenti del piatto e ci ha dimostrato come con la funzione “pro” si possono fare varie regolazioni

lo chef ha poi preparato “zucchine frangipane”, un altro piatto presente nel suo menu attuale, così come lo sgombro, nel quale utilizza tre tipi di zucchina, trombetta e gialla oltre a quella “normale” e fiori di zucca, su un letto di pinoli, amaretti ed uvetta. Il piatto inteso come stoviglia è stato disegnato apposta per il ristorante e pensato specificatamente per questa portata. Come per lo sgombro, il fotografo ha immortalato l’insieme e le componenti della ricetta

il terzo piatto è stato invece pensato per l’evento, fregola su letto di pomodoro, uova di trota e semola tostata per dare il croccante. Oldani e il fotografo si sono divertiti a provare a tracciare il rimbalzo dell’uovo di pesce. Il piatto finale è stato fotografato in vari modi anche in questo caso scomponendolo e lavorando sui dettagli. Il piatto è stato preparato per il pubblico presente – con scene pietose, gente che sgomitava per arraffarne uno… Con pazienza siamo riuscite anche io e mia figlia ad assaggiare

purtroppo l’assaggio ha creato confusione, peccato visto che l’ultima parte dell’incontro è stata dedicata ad un interessante decalogo. La foto è narrazione per immagini. La luce, che nei ristoranti non è pensata per fare foto, ma per valorizzare cibo e ambiente, deve essere gestita. Ci sono stati dati consigli su che cosa evitare, alcuni forse più scontati, altri meno, e sulla luce corretta. Mi ha fatto sorridere il consiglio relativo alla composizione visto che io faccio spesso foto storte, soprattutto all’aperto. Vero è che guardando l’esempio mi sono resa conto dell’effetto mal di mare. Utile il consiglio su come comporre la foto e scegliere i punti di vista in funzione anche del tipo di cibo che si fotografa. Un hamburger ad esempio ha più senso frontalmente per vedere i vari strati, così come le zucchine di Oldani – viste da sopra si coglie solo una parte del piatto. Le modalità sono quindi varie; è importante anche l’uso dei colori, in questo momento la tendenza è sui colori pop (alla Andy Warhol) e il contesto. L’esempio del cane è estremo, ma mi capita spesso di vedere foto su Instagram con uno sfondo che stride. A volte può aiutare, ma deve essere coerente. Interessante il consiglio di usare le mani, che io tendo a non fare perché noto sempre imperfezioni. Se poi, nonostante tutte le funzionalità del telefonino, occorre ritoccare la foto si può ricorrere a due note applicazioni. Per chiudere un consiglio per rendere personale il proprio stile anche osando

insomma un pomeriggio davvero intenso di spunti: è sempre affascinante vedere un grande chef al lavoro da vicino e il fotografo ci ha dato nuovi stimoli. Il fotografo ha raccontato che ha fatto il cuoco per 4 anni (non lo chef, ci ha tenuto a precisare!): per fare una bella foto bisogna anche conoscere e apprezzare il cibo

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